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Abstract
L’Ortodonzia al confine con la parodontologia: progettazione mirata degli apparecchi in base alla fase di trattamento e ai limiti dell’apparecchio
Il trattamento ortodontico opera su un confine biologico delicato in cui l’applicazione errata della forza, la diagnosi imprecisa o la valutazione inadeguata dei tessuti possono dar luogo a complicanze parodontali gravi. La presentazione verte sui “punti sensibili” ortodontico-parodontali più cruciali, sia nei casi con trattamento di routine sia in quelli complessi. Nel parodonto integro, le conseguenze iatrogene - come le deiscenze dell’osso alveolare, le fenestrazioni, e le recessioni gengivali - spesso insorgono a causa di un’eccessiva espansione labiale, del torque radicolare non controllato, o di contenzioni fisse non monitorate. Mentre in pazienti con compromissioni parodontali (compresa la parodontite di fase IV), il ridotto attacco comporta delle sfide biomeccaniche straordinarie, compresa la migrazione dentale patologica, il tipping e difetti infraossei profondi. Per illustrare come gestire in modo sicuro questi casi, la presentazione prende in esame i protocolli basati sulle evidenze conformi alle linee guida S3 della Federazione Europea di Parodontologia (EFP), che richiedono il completamento delle fasi 1 e 2 del trattamento, il controllo della placca, una profondità stabile al sondaggio e l’assenza di infiammazione prima del movimento dentale. Verranno inoltre trattati in modo dettagliato gli adattamenti biomeccanici essenziali per i pazienti con parodonto ridotto che determina lo spostamento apicale del centro di resistenza, la ridotta entità della forza, e il controllo del coefficiente momento-forza. Inoltre, verrà dimostrato come il trattamento parodontale-ortodontico possa conseguire benefici migliori in termini di attacco clinico, riduzione della profondità della tasca e soluzione del trauma occlusale secondario rispetto alla monoterapia. Inoltre, verranno messi in evidenza la meccanica per la migrazione corretta del dente patologico e l’ottimizzazione della morfologia della lacuna ossea. Infine, occorre tener presente che la progettazione dell’apparecchio corretto per ciascun caso svolge un ruolo fondamentale per un controllo preciso della radice all’interno della struttura ossea, per ottenere delle risposte tissutali favorevoli e per ottimizzare l’esito occlusale conseguendo in tal modo la stabilità a lungo termine dei risultati parodontali e ortodontici. Anche se gli allineatori possono essere adeguati per alcuni pazienti con parodonto sano, gli apparecchi ortodontici fissi possono essere più indicati per gestire la complessità dei casi con parodonto sano ma ridotto. Pertanto, questa condizione va tenuta presente nel trattamento parodontale-ortodontico di questi pazienti al fine di garantire loro un trattamento ottimale.
